ABITARE I PICCOLI SPAZI – A LEZIONE DA LUCA MOLINARI

Luca Molinari è uno storico dell’architettura, uno di quei professori che ti fanno innamorare della loro materia solo per la passione che ci mettono a raccontartela.

Tra le svariate cose fatte durante le folli giornate del Salone del Mobile, sono riuscita anche a partecipare ad un paio di conferenze organizzate dalla rivista femminile F. Durante tutti i 6 giorni del Fuori Salone la sala conferenze dell’hotel Magna Pars è stata popolata da incontri e workshop legati al mondo del design, della moda e della cucina con la partecipazione di numerosissimi ospiti, tra cui appunto Luca Molinari.

Partendo dal suo ultimo libro “Le case che siamo”, Luca Molinari ci guida attraverso una lunga considerazione sulla concezione di casa e di come essa sia in continua evoluzione. Da un lato molti di noi vivono la casa come “identità stanziale”, come un posto stabile e utile che fa da guscio protettivo alla nostra privacy (azzeccatissimo il collegamento con la fiaba dei tre porcellini in cui è la casa di mattoni ad averla vinta sul lupo). Dall’altro lato invece sta prendendo sempre più piede la tendenza di fare della propria casa un luogo di condivisione, basti pensare al fenomeno di questi ultimi anni, Airbnb, in cui la privacy è completamente annullata. Abitiamo per brevi periodi nelle case degli altri, impensabile fino a pochi anni fa…

I social networks, in particolare Instagram, sono lo strumento principale di questa condivisione. Non ci sono più limiti tra il privato e il pubblico, tra il dentro e il fuori, i momenti di intimità vissuti all’interno delle nostre abitazioni diventano oggetto di tutti.

LE CASE SONO SEMPRE PIU’ PICCOLE?

La tematica “Abitare i piccoli spazi” viene invece affrontata da Molinari prendendo spunto dal lavoro del famoso architetto Le Corbusier che, per far fronte al crescente problema del sovrappopolamento delle città urbane, progettò un edificio studiato a misura d’uomo (letteralmente a scala d’uomo): “l’Unité d’habitation” a Marsiglia.

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Questa mastodontica costruzione, le cui fattezze ci riportano alla mente molte delle nostre periferie urbane, racchiude l’idea che Le Corbusier ha sulla casa e la città. Gli appartamenti all’interno di essa sono piccoli ma super funzionali e pieni di luce naturale, studiati sia per single che per famiglie fino a 8 componenti. Un progetto, questo, estremo e a mio parere discutibile, che mirava a trovare un equilibrio tra necessità individuali e necessità collettive tipiche del vivere in città (l’edificio comprendeva anche una nursery, una piscina, una palestra e un solarium).

Le Corbusier prevede quella che in certi sensi è poi diventata un emergenza, la necessità dell’abitare minimo, ben riassunta in uno dei progetti da lui più amati “Le Cabanon”. Questo piccolo capanno 3,66×3,66 costruito con amore per la moglie Yvonne a cento metri dal mare di Roquebrune-Cap-Martin, divenne paradossalmente una delle opere a cui fu più legato.

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Partendo dal presupposto che ad un uomo in vacanza non serve molto più di un letto, i servizi, un tetto e la vista del sole che si riflette sul mare (parole sue)l’architetto studiò ogni singolo angolo di questa suggestiva casetta basandosi sul sistema di proporzioni che univa il metodo geometrico della sezione aurea con l’osservazione delle misure e dei movimenti dell’uomo. Amò a tal punto Le Cabanon da sceglierla come ultimo luogo della sua vita, infatti la mattina del 27 agosto 1965 uscì dal suo piccolo capanno per fare un tuffo in mare da cui non fece più ritorno.

Un altro esempio, portato all’estremo, di abitare in piccolo è rappresentato dal progetto di Ettore Sottsass per il MOMA nel 1972 “Micro Environment“, dei veri e propri container grigi e futuristi.

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Nel 2013 Renzo Piano realizza nel Campus Vitra la casa “Diogene” una unità abitativa minima di 2,40 x 2,96 trasportabile e dotata di tutto il necessario per vivere.

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A Londra è stata venduta una piccolissima casa di 26 metri quadrati distribuiti su due piani per il modico prezzo di 820mila euro, nell’elegantissimo quartiere di Chelsea.

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Insomma che sia il nuovo trend? Mini case trasportabili per un nuovo modo di vivere più itinerante? Molinari analizza infine la tendenza di usufruire di alcuni servizi non più solo a casa propria ma in spazi collettivi e conclude dicendo che ci adatteremo a vivere in spazi sempre più piccoli ma impareremo a condividere in modo più positivo. Stiamo veramente andando in questa direzione? A voi la riflessione…

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