GLI AMBIENTI DOMESTICI OGGI, COMUNICAZIONE E VERSATILITA’

Sono sempre stata molto attenta a delimitare gli spazi in cui ho vissuto, ogni stanza aveva la sua funzione e all’interno di essa ogni angolo la sua. Tuttavia negli anni mi sono accorta che il modo di vivere la casa cambia con il continuo evolversi della vita, arriva il momento in cui si ha bisogno di una nuova concezione dello spazio.

Disegnare uno spazio architettonico è un atto che mira a predisporre le forme ambientali affinché le attività, i sentimenti e le emozioni possano trovare una loro adeguata espressione (Mario Botta)

La concezione tradizionale dell’abitare prevede che la casa sia dotata di più spazi interni adibiti a specifiche funzioni.

Nella nostra cultura ci aspettiamo che gli ambienti siano suddivisi in un determinato modo: ingresso, soggiorno (accogliente e di dimensioni relativamente ampie in cui si sta abitualmente nel tempo libero),  cucina (adibita alla preparazione a alla cottura dei cibi), sala da pranzo (stanza destinata al consumo dei cibi), disimpegno o corridoio (che consente l’accesso ad altri locali della casa), bagno, lavanderia, camera da letto (destinata al riposo notturno), balcone o terrazza (che spesso servono a sopperire all’assenza di un giardino).

Queste delimitazioni vengono oggi messe in discussione da nuovi modelli di comportamento che sempre più spesso ci portano a una commistione di funzioni, ed ecco allora che le pareti diventano trasparenti o inesistenti, gli ambienti si susseguono in sequenza senza porte e gli spazi abitativi sono delineati solo da un cambio di colore delle pareti o dai materiali utilizzati. Cucina, soggiorno e sala da pranzo convivono in spazi che comunicano fra di loro, le camere da letto e i corridoi sempre più spesso accolgono dei veri e propri home office.

Il modo di vivere una casa e il comfort che essa rappresenta (inteso come qualità dello spazio e gradevolezza degli ambienti) muta nei secoli.

PASSATO, PRESENTE, FUTURO

La nostra cultura affonda le radici in quella dell’antica Roma (una mia grande passione), facciamo un breve tuffo nel passato per capire come anche gli stili abitativi dell’epoca si siano adattati a una civiltà in continua evoluzione.

Innanzitutto c’è una netta differenza tra le case dei ricchi, le Domus, e quelle dei ceti meno abbienti le Insulae.

La domus che riprende i canoni della architettura ellenistica si dispone in senso orizzontale mentre l’insula, apparsa verso il IV secolo a.C. si sviluppa in verticale per rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più numerosa raggiungendo un’altezza che meravigliò gli antichi e noi moderni soprattutto per la somiglianza con le nostre abitazioni urbane.

« Vista l’importanza della città e l’estrema densità della popolazione, è necessario che si moltiplichino in numero incalcolabile gli alloggi. Poiché gli alloggi al solo piano terra non possono accogliere tale massa di popolazione nella città, siamo stati costretti, considerando questa situazione, a ricorrere a costruzioni in altezza. » (Vitruvio, De architectura, II, 8, 17)

Come dire….la necessità aguzza l’ingegno!

Con l’aiuto del bellissimo libro di Alberto Angela “Una giornata nell’antica Roma – vita quotidiana, segreti e curiosità” sono riuscita  ad entrare con la fantasia in queste bellissime case (come faccio ogni volta che visito Pompei o un qualsiasi altro sito archeologico). Ecco cosa vedo “….A guardare bene, in questa sala non c’è una parete senza colori. Ovunque ci sono riquadri con figure mitologiche, piccoli paesaggi immaginari o decorazioni geometriche. I colori sono sgargianti: azzurro, rosso, giallo ocra. Tutto questo ci conduce a una considerazione importante: il mondo dei Romani è decisamente colorato, assai più del nostro….”  continua Alberto Angela “….E’ un peccato che abbiamo perso tutti quei colori, soprattutto nelle nostre case, dove domina il bianco delle pareti. Un romano le considererebbe come un quadro non dipinto, una tela bianca con attorno la cornice….”

Abbiamo abbandonato i colori ma abbiamo arricchito il mobilio e il modo di arredare una stanza. Infatti mentre nell’antica Roma troviamo abbondanza di decorazioni sulle pareti o sui pavimenti e un apparente povertà di mobilio, nei tempi moderni si è sviluppata la necessità di creare oggetti e complementi di arredo che andassero a riempire degli spazi e che si diversificassero sempre di più in base alle funzioni da attribuirgli.

Se pensiamo che per un antico Romano (di ceto abbiente) la maggior parte del mobilio consisteva nei letti (triclinia) sui quali non solo si dormiva, ma si mangiava, si scriveva, si riceveva, ci rendiamo conto di come nei secoli le abitudini siano cambiate…

Vorrei lasciarvi con questa riflessione…come saranno le case tra duemila anni? Sempre più alte? Più piccole e compatte? Avremo delle stanze multifunzionali in cui basterà schiacciare un pulsante per modificarne l’aspetto? Avremo vetrate al posto delle pareti? Useremo ancora i colori?

Liberate la fantasia….

Lofty apartment with wooden floor and large windows during sunrise

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